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Trofeo Nord Padania: nei pacchi gara anche i sapori molisani

Varedo, MB – Mancano solo due giorni alla ventisettesima edizione del Trofeo “Nord Padania”, gara di nuoto che vede ogni anno numerosi partecipanti. Anche quest’anno, come per l’edizione 2016, il Caseificio Di Pasquo ha sponsorizzato l’evento, appuntamento fisso per i nuotatori lombardi.

piscina_lido_azzurroA Varedo, nella piscina Lido Azzurro, è tutto pronto. Non resta che accogliere i numerosissimi atleti che raggiungeranno il centro sportivo domenica 7 maggio 2017, a partire dalle 7.30. Comincerà il riscaldamento e successivamente avrà inizio la competizione con un trend di partecipanti sempre in crescita.

L’edizione 2016, alla quale il Caseificio Di Pasquo ha partecipato come sponsor, ha visto infatti ben 605 iscritti, provenienti da 75 team differenti; un vero e proprio battaglione che si sono cimentati nelle diverse discipline riuscendo addirittura ad ottenere primati italiani o europei.

Tanto per fare un paio di esempi, possiamo citare Daniela Ponti (M50) che si è aggiudicata il record europeo 100 metri per lo stile a farfalla con un tempo di 1’ 08’’ 22’’. Oppure Valeria Vergani, del team Pratogrande Sport Garlate, che si è aggiudicata il record italiano per i 200 stile libero, fermando il cronometro dopo 2’ 16’ 24’’.

Anche quest’anno perciò l’azienda casearia agnonese ha sposato la competizione che porterà centinaia di nuotatori in una vasca olimpionica, inaugurata nel 1972.

«Porteremo tracce dell’Alto Molise e dei suoi sapori in Lombardia» commentano dal Caseificio Di Pasquo aggiungendo «D’altra parte si sa, i turisti bisogna prenderli per la gola. Li attireremo qui con un assaggio della nostra tradizione casearia».

Guglielmo: «col Calciocavallo Agnone è più vicina»

20151023_CDP_Calciocavallo RosaÈ agnonese una delle new entries del Calciocavallo, la squadra di Calcio a 7 milanese popolata solo da sportivi molisani. Si chiama Guglielmo Di Pasquo ed è approdato nei mesi scorsi in Lombardia dove ha conosciuto il team dallo stemma giallo.

La redazione del blog, a pochi giorni dalla prima di campionato, perciò, ha contattato Guglielmo per una veloce intervista.

20151026_CDP_Calciocavallo - Guglielmo Di PasquoGuglielmo, da Agnone a Pescara e poi a Milano. Come sei arrivato al Calciocavallo. Chi ti ha fatto conoscere questo scapestrato gruppo di calciatori?
«È stato uno dei miei amici di Agnone a segnalarmi la pagina facebook del Calciocavallo, sapendo quanto amassi giocare a pallone. Un bellissimo pensiero, il suo».

Ufficialmente, sei in rosa solo da poche settimane sebbene frequenti i caci (come amate definirvi) già da qualche tempo. Quanto ti ha aiutato e quanto ti aiuta sapere di avere una piccola colonia molisana a Milano?
«Bé, sapere che, in un contesto così diverso dal nostro, ci siano dei ragazzi che vengono dalla tua stessa regione, aiuta moltissimo. Quasi accorcia la distanza tra Milano e il nostro favoloso Molise».

Alcuni diranno che sarebbe meglio evitare di “fare gruppo” con soli conterranei. Tu come risponderesti?
«Assolutamente no! Essere parte di una comunità con ragazzi provenienti dal tuo stesso territorio, ti fa sentire l’odore di casa che, credetemi, a volte manca tanto. Poi, noi molisani siamo “Genuini” come pochi. C’è solo un posto in cui consiglierei di evitare i miei amici del Calciocavallo: al bancone del bar! Ah ah!» scherza Gugliemo. 20151022_CDP_Festeggiamenti a seguito della gara

Bene, la tua ultima risposta ci porta alla prossima domanda: Tre buoni motivi per entrare a far parte di Calciocavallo.
«Sicuramente, al primo posto, c’è la genuinità del gruppo. Sono tutti ragazzi fantastici che mi hanno accolto, fin da primo istante calorosamente. “Alla grandissima”! Con loro il divertimento è all’ordine del giorno e, infine, con loro si mangia e si beve proprio come solo noi molisani sappiamo fare»!

Ora dacci tre buoni motivi per stare alla larga dal Calciocavallo.
«Se siete persone che non vogliono svagarsi e divertirsi, se ci tenete troppo alla linea, allora meglio rimanere lontani».

Chiudiamo con un saluto ai tuoi compagni di squadra ed ai tuoi amici agnonesi.
«Ne approfitto per ringraziare di cuore tutti i miei compagni di squadra per l’accoglienza che ho ricevuto. In particolare, il mitico Matteo che, fin dal primo momento, mi ha fatto sentire un “vero cacio”. Sempre ai miei compagni di strada, direi: “pronti per la prossima partita? A tutto Cacio!”. Volevo anche salutare con molto affetto tutti gli agnonesi e Agnone che continuo a portare sempre nel cuore, ovunque vada. Infine, ci tenevo a ringraziare tutti voi del Caseificio Di Pasquo per la grande disponibilità verso il Calciocavallo e vorrei proporvi una scommessa: non succede, che non succede, ma, se dovessimo vincere il campionato quale sarà il nostro premio? Se posso darvi un consiglio: non ci pensate, dormite tranquilli»!

 

Calciocavallo: quando senso di appartenenza e agonismo si uniscono… a Milano

DSC_0584MILANO, TuttoFood – Fiera Milano sta per chiudere al pubblico e la delegazione del Caseificio Di Pasquo si appresta a fare ordine, nello stand R25 quando arrivano due ragazzi a farci un saluto. Entrano e iniziamo a chiacchierare del più e del meno poi, qualcuno gli chiede come stia andando con la loro squadra di calcio e loro iniziano a parlarne. Il Calciocavallo F.C. non è una squadra11351494_771718539615120_8660374134808596264_n qualunque tant’è che nei mesi scorsi ha lanciato addirittura un contest per sparpagliare nel mondo il suo marchio (un caciocavallo morsicato, ndr). Una sfida che portato decine di adesivi in città come Londra, Amsterdam, Cuba, New York e addirittura l’India. Il blog perciò doveva dedicare uno spazio all’originale football club perciò abbiamo contattato Matteo Ferocino, uno dei fondatori del team,  che ha risposto a tutte le nostre domande.

Partiamo dalle basi: cos’è Calciocavallo?
«Semplice: non siamo nient’altro che una squadra di Calcio a sette in cui giocano “calciatori” molisani. Ovviamente, tutti residenti a Milano». 11426974_783404405113200_6744102216604074613_n

Com’è nato tutto?
«Qualcuno disse che “le cose più belle capitano per caso”. La nostra storia è una di quelle. Il nostro è un gruppo che si è formato nel corso degli anni. Siamo solo dei ragazzi molisani che vivono a Milano perciò ci incontravamo a cene, compleanni eccetera. Quindi venne l’idea di creare una squadra di calcio a 7. In pochi credevano che la cosa potesse avere qualche successo, soprattutto perché molti di noi non avevano mai giocato… Poi invece è andata bene. Anzi meglio di quello che speravamo».

Perché dedicare una squadra proprio ad un formaggio?
«Da buoni molisani sappiamo che il Caciocavallo è un’icona, un emblema. Ce lo portiamo dentro e ne andiamo orgogliosi. Quindi: perché non appuntarlo anche sulla divisa? Perché non lasciare che quello stagionato ci rappresentasse? Da qui il gioco di parole, l’acronimo costruito su Calcio e Cavallo».

image1Quando ci siamo incontrati a Milano, tu ci hai spiegato che non siete solo una squadra; infatti la vostra è quella che oggi tutti definirebbero una community e non vi incontrate unicamente sul campo: molto spesso organizzate altre attività a Milano e dintorni. Ti va di raccontarci qualcosa?
«Si, fondamentalmente siamo una community. Il team e i risultati in campo passano in secondo piano poiché la verità è che ciò che è nato come una squadra si è trasformato in un gruppo di amici che sentono un forte senso di identità. E il bello sai qual è? Che ognuno di noi è consapevole di poter contare su una fitta rete di solidarietà tra “compaesani”. Come dicevi tu, non perdiamo occasione per organizzare feste a tema, aperitivi e cene. Vale a dire approfittare di tutto quello che la “Milano da bere” possa offrirci».

Abbiamo parlato di community, un vocabolo molto utilizzato nel mondo dei social. Anche sotto questo aspetto siete molto operativi: la vostra pagina Facebook ospita dei meme in cui compaiono caciocavalli nei luoghi meno probabili…
«La fanpage per noi è fondamentale. Abbiamo molti sostenitori che ci seguono virtualmente quindi è l’unico network che ci permette di aggiornare in tempi live i nostri seguaci.  Tuttavia, chi ci segue sa che non ci limitiamo solo a postare aggiornamenti bensì che la nostra pagina è ricca di contenuti demenziali, per il puro gusto di farlo. C’è Buffon che para un Caciocavallo o Valentino che ne alza uno dei vostri, fiero, dopo la vittoria»!  11059766_766785990108375_5396657876520032757_n

La vostra è una squadra in costante crescita: avete sempre qualche nuova adesione. Vi siete mai chiesti come mai?
«Effettivamente siamo cresciuti un bel po’: prima eravamo 11 mentre oggi siamo 19. Creo che succeda perché Calciocavallo ci da modo di fare sport, che si sa è salutare e perché la squadra, come abbiamo detto prima, è motivo di aggregazione».

10527895_706953952758246_3054391550106088359_nUltima domanda: se volessi unirmi a voi, come potrei fare?
«Se vuoi unirti a noi le condizioni (non vincolanti) sono: essere molisano e saper giocare a pallone. Inviaci un messaggio su Facebook e il presidente ti contatterà per un provino… al bar»!

Under 35, preferiscono casa al ristorante ma mangiano solo take away

L’Italia, nazione dei buongustai, torna a mangiare a casa. Il 67% dei giovani sotto i 34 anni afferma di avere ospiti a casa, una volta a settimana.

Potrebbero iniziare a disertare le tavole calde e i ristoranti, gli italiani che, riscoprendo la tradizione, stanno cominciando di nuovo ad organizzare pranzi e cene nelle cucine di casa propria.

A rivelare la nuova tendenza è stata la società produttrice di Just Eat (famosa app che consente al consumatore di ordinare un pasto a domicilio, ndr) che, in base ad un indagine di mercato, ha elaborato una statistica. Social Eating

CHI MANGIA
Stando ai dati di Just Eat, diffusi anche dall’Ansa, il 67% degli under 34 dichiara di mangiare a casa con gli amici, una volta a settimana. Addirittura, i numeri aumentano (toccando i 74 punti percentuali) se si restringe il campo di indagine ai soli studenti, principali protagonisti di questa nuova tendenza. Infatti, sono sempre questi ultimi (il 15%)  a dichiarare di pranzare o cenare in compagnia quotidianamente. D’altro canto, c’è anche chi opta per un appuntamento fisso settimanale.
A dimostrarlo le risposte del 70% degli studenti e del 72% degli over 35 che hanno spiegato di preferire un incontro il sabato sera. Tuttavia, il mondo è bello perché è vario: c’è qualcuno (24% degli studenti e l’11% degli over 35) che opta per un pasto condiviso tra mercoledì e giovedì.

PERCHÉ SI MANGIA
Insomma, è chiaro: tutti amano mangiare in compagnia. Ma come mai? Perché darsi appuntamento?
La risposta, ahinoi, è deludente: sembrerebbe la TV a fungere da aggregatore sociale.
Secondo i risultati dell’inchiesta di Just Eat, un cospicuo numero di intervistati (il 24% degli studenti e il 18% degli over 35) organizza cene in virtù di eventi sportivi. Seguono i film e chiudono la classifica le serie tv, che sono oggetto di discussione tra una portata e l’altra. Ad affermarlo il 19% degli studenti e l’8% degli over 35.

COSA SI MANGIA
Dulcis in fundo l’annosa domanda: ma cosa mangiano?
Purtroppo, al contrario delle aspettative, continua a vincere il take away che batte il supermercato, scelta, quest’ultima, imputabile alla pigrizia degli intervistati che preferirebbero, a quanto pare, un pasto già pronto ad uno da cucinare.

Dunque, a questo punto, non resta che chiedere ai nostri lettori cosa fate voi?
Quanto spesso mangiate in compagnia dei vostri amici?
Pasto da asporto o vi mettete ai fornelli?