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Visite guidate, per gli studenti una lezione indimenticabile

Sebbene faccia ancora qualche scherzetto, la primavera è arrivata. Le giornate sono più lunghe e, anche se le temperature sono miti (talvolta fresche), il sole rischiara le nostre giornate. Insomma: tutti abbiamo meno voglia di stare a casa o chiusi in ufficio; per i bambini è più difficile restare in classe e, anche per questo, scuole e insegnanti organizzano uscite didattiche e visite guidate.

IMG_6401bAgnone, in questi giorni, è spesso colorata da cappellini sgargianti, coordinati; fiumi di zaini e zainetti che riempiono le strade principali. Pullman in sosta dai quali vengono fuori folte scolaresche provenienti da città vicine e non.

Solo al Caseificio Di Pasquo, gli ospiti sono stati circa un’ottantina. Di questi, cinquanta erano studenti iscritti a scuole elementari e medie.
Nel pomeriggio di martedì 19 aprile, 35 studenti (iscritti alla Scuole Elementari e Medie di Roccaspinalveti) sono venuti a visitare il nostro stabilimento. Come di consueto, è stata ripercorsa la filiera produttiva.
Le varie fasi hanno interessato soprattutto i più piccolini che sono rimasti rapiti dalla grandezza dei silos di stoccaggio del latte, dalla pastorizzatrice e dalla linea produttiva dei freschi.

Il giorno successivo, mercoledì 20 aprile, abbiamo invece ospitato una scolaresca proveniente dall’Istituto Comprensivo di Castiglione Messer Marino. L’associazione IAM (più volte protagonista su queste pagine) ha nuovamente organizzato il Milkend, dopo il successo dell’edizione passata. Grazie a questo progetto turistico-formativo perciò 15 bambini hanno fatto visita al nostro caseificio prima di osservare il pascolo guidati da Carla Forte, esperta naturalista. IMG_6419b
Anche questa volta i bambini hanno apprezzato il tour, una capatina nel backstage di prodotti come il Caciocavallo, la Scamorza, i Bocconcini e la Ricotta; prodotti, questi, che trovano tutti i giorni in tavola (e che presto saranno anche in tutte le scuole, come previsto dalla direttiva europea).

«Si tratta di iniziative congeniali alle esigenze dei nativi digitali» ha commentato una docente. «Loro sono abituati all’immediatezza ma anche al toccare, interagire. Sono abituati al multimediale che, come si sa, stimola più parti del cervello. Uscite didattiche come queste, quindi, per il loro essere multisensoriali, si trasformano facilmente in una serie di conoscenze che difficilmente possono essere dimenticate».

 

Per informazioni su tour e visite, potete contattarci attraverso la nostra Pagina Facebook, inviate una mail a: comunicazione@caseificiodipasquo.com o telefonate al 086579275.

Amarcord: quella crema di caffè era fatta di ricotta…

«Ho letto il post sul “pane e ricotta” e mi è tornato alla mente un momento preciso della mia gioventù» ha spiegato Maria, fedele lettrice agnonese che ha voluto condividere con noi un suo ricordo. La redazione del blog, sempre a caccia di storie, ha ascoltato con piacere la storia di Maria, facendo un salto nel passato.

Una cartolina di Agnone reperita dal gruppo Facebook "La Memoria fotografica di Agnone"

Una cartolina di Agnone reperita dal gruppo Facebook “La Memoria fotografica di Agnone”

Gli anni settanta si erano appena affacciati. Agnone contava circa 7000 abitanti regolarmente registrati, ai quali andavano aggiunti tutti i non residenti, che affollavano le pensioni e i “convitti”. La nostra ridente cittadina, al tempo, vantava anche una vastissima e variegata offerta di negozi, artigiani e molto altro ancora.

Maria aveva appena 10 anni, i suoi fratelli di qualche anno più grandi, e viveva in una delle case in centro, a pochi metri dai bar sparpagliati; questi vendevano, come accade oggi, anche gelati. Tuttavia, racconta Maria, ad Agnone i gelati “arrivavano” nei banchi frigo solo a Pasqua, quando generalmente le temperature diventavano più miti. Nessuno avrebbe mai voluto comprare un gelato a dicembre… nessuno tranne un bambino.
I più piccoli, è noto a tutti, non conoscono la “stagionalità” dei prodotti e del cibo. D’estate potrebbero avere voglia di cioccolata calda, a gennaio un ghiacciolo. Dunque: come si faceva se nessuno vendeva gelati?

La risposta è semplice, rapida ed economica. «Ci serviva solo un bicchiere, la ricotta, caffè e zucchero. Poi si mischiava tutto» ha detto Maria, gli occhi sorridono quando accarezza con la memoria il dolce ricordo.

20160324_CDP_Crema al caffè

Abbiamo preparato la crema, seguendo la ricetta di Maria. Il risultato è stato ottimo!

E che veniva fuori da questo miscuglio?
«Il risultato era una sorta di mousse al sapore di caffè. Si trattava di un gelato fatto in casa, con poco dispendio di energie e, soprattutto in economia. Di base era una crema di caffè, come quelle che oggi consumiamo ai tavolini del bar».

Perciò, magari, fuori nevicava e voi dentro mangiavate il vostro gelato con la ricotta…
«Esatto. In genere era mia sorella Arianna a prepararlo per tutti. Ricordo che molto spesso le mie amiche venivano a casa, e passavamo il pomeriggio davanti al camino a riscaldarci mentre ci rinfrescavamo con la crema di caffè. Lo so, è un controsenso ma avevamo 10 anni…».

Ti viene mai voglia della tua crema di caffè?
«Certo! Ogni tanto io e i miei fratelli, ce la facciamo ancora. Un assaggino, anche solo per ricordare che con cose semplici si può fare veramente tanto».

Verissimo, pane e ricotta. Il momento amarcord di un nostro lettore

Viene definita memoria sensoriale, quel processo – per così dire – che ci consente di ricordare fatti del passato attraverso i profumi, i sapori e così via. Si tratta di stimolazioni uditive, tattili, olfattive, visive o gustative che permettono di scavare nella nostra memoria e riportare a galla aneddoti o momenti passati della nostra vita. Può capitarci di entrare in una macchina, sentire il profumo di un “Arbre Magique” e ricordare il viaggio da Agnone a San Salvo a bordo di una Fiat pr_swf_2610_arbre-magique-rosa-selvatica-800x600cPanda Young scassata, con tua zia che sparava a tutto volume Mina. Oppure, può succedere che guardando una semplice fetta di ricotta tu possa fare un volo nel passato ed è questo il caso del nostro lettore che, leggendo il post sulle cinque cose che non sapevi sulla ricotta, ha deciso di condividere con noi un suo momento amarcord.

Succedeva spesso, quando avevo 4 o 5 anni, che dovessi passare il pomeriggio a casa di mia nonna. Mia madre e mio padre erano al lavoro ed io e mia sorella venivamo lasciati con nonna. Passavamo quelle ore in cucina, seduti al tavolo a colorare, fare i compiti o guardare un po’ di tv, in sua compagnia.

Alle 5, quando mia sorella generalmente aveva finito di fare i compiti – nonostante i miei numerosi “agguati”, nonna esordiva con: «Avete fame? La facciamo merendina»?
A quel punto, la risposta non poteva che essere positiva e lei si rintanava nel cucinino a preparare qualcosa.

Ricordo che usciva da quel cucinino con due piattini in mano. Al centro di quella stoviglia bianca, con un bordino color oro ed un fiore arancio su un lato, c’era in genere una fetta di pane accompagnata da olio e pomodoro o altro.

10583049_601495213284485_87556178136226197_oUna volta, fuori nevicava e imperversava una bufera. Quel giorno non c’eravamo solo io e mia sorella ma anche alcuni miei cugini di Roma e un paio di loro amici, nati e cresciuti nella capitale. Era un po’ più tardi del solito e in tv, Cristina Parodi, stava per concludere Verissimo quando vedemmo uscire nonna dal cucinino con un piatto immenso (o, almeno, al tempo, ci sembrò enorme). Nonna, con il sottofondo di “Voices of Spring” di Johann Strauss Jr, si avvicinò al tavolo rotondo e pose sul tavolo un vassoio pieno di fette di pane e ricotta, con una spruzzatina di sale.

Tutti ci avventammo sulla portata e, in pochi secondi, la prima fettina era stata già spazzolata. Stavamo per andare all’attacco e prendere la seconda quando Gianni (uno dei due ragazzi di Roma, ndr) disse: «Non avrei mai pensato di mangiare pane e ricotta al pomeriggio»!

Mia nonna sorrise e gli disse: «Visto quante cose si possono fare con un po’ di ricotta, una fetta di pane ed un po’ di sale? Altro che merendina! Con un paio di questi al giorno, sai come cresci bene»!

IMG_5505Ho rincontrato recentemente Gianni. Ero a Roma, a pochi passi dalla stazione metro di San Paolo. Avevo sentito mia madre al telefono e mi stava dicendo di portare ad Agnone il giubbino pesante perché stavano scendendo vertiginosamente le temperature. Per caso, ho visto Gianni scendere dal bus 766 e sono andato a salutarlo. «Dove te ne vai»? mi ha chiesto.
«Faccio un salto a casa, chiudo la valigia e torno a casa per una settimana».
«Allora ti posso chiedere un favore»?
«Certo»!
«Mi riporteresti un po’ di ricotta? So che alcuni negozi qui vendono quella di Agnone ma sono distanti da dove sto io».

Una settimana dopo, gli ho portato la ricotta e Gianni mi ha detto: «Oggi pomeriggio mi sparerò due fette di pane, ricotta e sale… come faceva tua nonna».

Ricotta, 5 cose che non sapevi sul formaggio spalmabile più antico d’Italia

Ci sono alimenti che sono parte della nostra quotidianità e quasi li sottovalutiamo. Apri il frigorifero e li trovi sotto i tuoi occhi, in un piatto.
Li prendi, li metti pure a tavola, senza farti troppe domande. Tuttavia, ogni tanto, ti sarà capitato di chiederti: ma da dove viene? Chi se l’è inventato?
Oggi perciò noi abbiamo deciso di svelarvi qualche segreto su un formaggio (anzi più precisamente un latticino) che è strettamente connesso alla nostra storia e alla nostra tradizione: la ricotta.

ricottaEcco qui le cinque cose che probabilmente non sapevate sulla ricotta.

1)      Storia e origine
Ciò che molti ignorano è che la ricotta affonda le sue radici addirittura all’epoca degli Antichi Romani, popolazione – questa – che coniò il termine “Recotus” ovvero cotto nuovamente. L’origine del nome, infatti, va ricercata proprio nella sua produzione: il riscaldamento (e quindi la ricottura, ndr) del siero residuato dalla caseificazione.

2)      Proteica e magra: il connubio perfetto
Al contrario di quanto si dica, la Ricotta non solo è un prodotto dall’alto contenuto proteico infatti è anche un latticino magrissimo, con un livello lipidico estremamente basso. Questa caratteristica la rende adatta a tutti i regimi alimentari. Tra le ricotte, la più magra, è proprio quella vaccina seguita da quella di pecora e di bufala, che risulta essere la più grassa. ricotta

3)      Religione e agricoltura: la Madonna della Ricotta
Che sia sempre esistito un forte legame tra agricoltura e la fede religiosa è indubbio tuttavia, ancora pochi sanno che i contadini, negli anni della transumanza, diedero inizio al culto della Madonna della Ricotta. A quanto pare, i pastori abruzzesi e molisani solevano raggiungere la Puglia, a Carlantino, dove gli veniva permesso di far pascolare il bestiame gratuitamente; i nostri avi in cambio lasciavano un omaggio alla Madonna delle chiesa situata nei pressi del campo. L’usanza avrebbe “convertito” la santa, nella Madonna della Ricotta. A Carlantino, il 24 maggio, la Madonna viene ancora onorata, similmente a quanto accade a Pietracatella.

4)      Ricotta, un formaggio europeo
Abbiamo già parlato delle origini “latine” della Ricotta tuttavia non abbiamo menzionato la diffusione di questo latticino cremoso. Infatti, non solo esistono diverse tipologie di ricotta, a seconda della regione in cui venga prodotta, bensì si tratta di un formaggio europeo. La ricotta viene prodotta anche in Francia (dove è conosciuta comesérac), in Germania (nota con il nome di Ziger), in Grecia (chiamata myzíthra o anthótyros), a Malta (rikotta), in Romania ( dove è considerata un prodotto tradizionale che si chiama urdă) e, infine, in Spagna (requesón).

7ricotta5)     È semplicemente squisita
Che venga spalmata sul pane o che sia servita in un antipasto ovvero usata per farcire l’interno di pasta fresca e rustici, questo latticino è sempre ottimo… ma questo già lo sapevate, ne siamo sicuri.

Tanti nomi, molti usi, innumerevoli ricordi
Come abbiamo visto la Ricotta non è solo una prerogativa italiana. Si tratta di un latticino “umile” che fa parte del nostro passato e al quale sono collegati molti ricordi così come tantissime ricette. Di questo, però, parleremo più in là.

Turismo, il Caseificio Di Pasquo ospita i lettori di Viteliu

AGNONE – Sono accorsi numerosi i lettori di Viteliu, giunti in città per visitare i luoghi del romanzo storico, che sta facendo riscoprire la storia dei Sanniti.

“Viaggio nei luoghi di Viteliu”. Questo è il nome del pacchetto ideato e promosso da Nicola Mastronardi, autore del romanzo, che ha organizzato un tour nel Sannio molisano, alla scoperta di tutte quelle location descritte nel libro – che racconta il passato di un popolo che resistette ai Romani.

Il pacchetto, infatti ha condotto i visitatori all’avanscoperta dell’odierno alto Molise con una serie di visite guidate che hanno portato i partecipanti a conoscere le ambientazioni che si incontrano nella narrazione. Esperienza, questa, impreziosita dalla emozionante lettura in loco degli estratti dal romanzo che, perciò, ha quasi preso vita alla presenza dei fan.

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Tuttavia, i fortunati villeggianti non solo hanno avuto modo di vedere punti di interesse come il Santuario della Nazione Sannita di Pietrabbondante o di ammirare i panorama mozzafiato dell’hinterland, bensì hanno avuto anche la chance di conoscere le tecniche di fusione del bronzo e di venire a contatto con la tradizione pastorale. A tal proposito, perciò, non poteva mancare una capatina nella nostra cantina, cavò del costume caseario, dove Lorenzo ha raccontato le fasi della lavorazione del latte concentrandosi sugli storici utensili che suo padre aveva utilizzato a lungo. DSC_0061

La Zangola, la caldaia in rame e lo spino sono solo tre degli strumenti che hanno incantato gli ospiti del caseificio che successivamente si sono spostati nel locale di stagionatura naturale dove hanno ascoltato una lezione sulla produzione di latticini e stagionati.
Buffet "Sui luoghi di Viteliu"A questo punto, perciò, dopo aver tanto sentito parlare di formaggi, non poteva mancare un assaggio dei prodotti che sono stati serviti in un ricco buffet, accompagnati da salumi, rustici e pizze. Il tutto arricchito da un buon vino rosso. Per finire, un dolce a base di ricotta preparato da Fabiola, nostro responsabile per la sicurezza alimentare.

Positivo il feedback dello scrittore che ha commentato: «Questa è l’ulteriore conferma che se il nostro territorio viene rappresentato sotto un tema accattivante, suggestivo e soprattutto che lo caratterizza, la persone non solo vengono a visitarlo ma tornano a casa con entusiasmo e diventano le principali promoter. Finora abbiamo avuto ben undici scolaresche che, dopo aver letto il libro, hanno deciso di venire a conoscere il Sannio» ha continuato Mastronardi. «Infine, durante il gruppo del week-end appena conclusosi altri appassionati hanno scoperto l’alto Molise. Insomma, il libro comincia a creare appeal» ha concluso l’autore.

Sui luoghi di Viteliu

Per troppo tempo, il nostro territorio è stato vittima del mordi e fuggi. Ora, finalmente, pacchetti come questi iniziano ad incentivare una forma più completa di turismo che permette di venire a contatto non solo con la storia e la natura ma anche con quello che è il territorio oggi e con il suo variegato settore primario e secondario.

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