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Antonio: «le ‘Ndocciate della mia infanzia erano più ‘umili’»

Accensione delle 'NdocceLa ‘Ndocciata è certamente uno dei riti più antichi e sentiti ad Agnone. Basta fare una rapida ricerca su Google per scoprirne l’origine e lo sviluppo attraverso i secoli. Di fatto, si tratta di una tradizione in continua evoluzione che però continua a restare nel cuore dei cittadini. La nostra redazione ha raccolto la testimonianza di Antonio, ottantenne agnonese che ci ha chiesto di restare anonimo

«Quando ero piccolo la ‘Ndocciata era diversa» ha cominciato Antonio. «La mia famiglia viveva in campagna, come forse la maggior parte degli agnonesi e celebravamo questo rito meno in pompa magna».

Le andrebbe di spiegarci meglio?
«Certo! Oggi la ‘Ndocciata è un rito famoso che porta in paese turisti e visitatori ma prima era un qualcosa di nostro. Voglio dire: difficilmente qualcuno sarebbe venuto ad Agnone per la ‘Ndocciata».

Foto Di Danilo Di Nucci - Le iridi digitali

Falò Finale .
Foto Di Danilo Di Nucci – Le iridi digitali

Oggigiorno questo rito del fuoco è un vero e proprio spettacolo mentre anni fa di ‘Ndocciata ce n’era solo una…
«Esattamente. Dal 1996, se non erro, gli appuntamenti si sono sdoppiati ma in origine la ‘Ndocciata era una sola e si teneva il 24 dicembre, alla Vigilia. Ad ogni modo, devo ammetterlo: rende orgogliosi vedere che tutti vengano qui a godersi Agnone e le ‘Ndocce. È bello condividere con i turisti e i villeggianti tutto questo. ».

Si tratta sicuramente di un appuntamento di cui andiamo fieri. Ci incuriosito però: come celebravate questo rito?
«Io vivevo in campagna, nelle contrade di Agnone e non andavo in paese il giorno della Vigilia. Come me, la maggior parte dei miei vicini di casa che perciò accendevano un fuoco, fuori da ogni casolare».

Quando venivano appiccati i falò?
«Dopo cena, verso la mezzanotte l’agro agnonese cominciava a colorarsi. Tutte le famiglie accendevano il proprio falò e dalla cittadina lo spettacolo era ancor più caratteristico».

Un gruppo di 'Ndocciatori volteggia in cerchio per il pubblico. Foto Caseificio Di Pasquo

Un gruppo di ‘Ndocciatori volteggia in cerchio per il pubblico. Foto Caseificio Di Pasquo

Perché?
«Era come se le campagne intorno alla cittadina diventassero una grande torta di compleanno con decine e decine di candeline accese. Le colline iniziavano a splendere».

Insomma oggi le luminarie, ieri i fuochi…
«Proprio così. Ad ogni modo, quando penso al Natale della mia infanzia non sono i fuochi il ricordo più dolce».

No?
«No, no. La parte più bella, per me, era il giorno successivo, a Natale. Tutti andavamo in Chiesa e, ovviamente non c’erano macchine. Le chiese erano solo in paese e allora ci si trovava tutti insieme lungo i tratturi che collegavano il borgo alle contrade. Era come un immenso pellegrinaggio».

Alla fine della funzione succedeva lo stesso…
«Certo. In realtà anche di notte, quando si accendevano i fuochi, c’era gente in strada. Forse per questo era più bello: c’era un senso di comunità diverso. Ci si sentiva uniti. Uniti anche nelle ore più fredde della notte, quando il freddo invernale ghiacciava i campi e i boschi che circondavano le nostre case».

Amarcord: quella crema di caffè era fatta di ricotta…

«Ho letto il post sul “pane e ricotta” e mi è tornato alla mente un momento preciso della mia gioventù» ha spiegato Maria, fedele lettrice agnonese che ha voluto condividere con noi un suo ricordo. La redazione del blog, sempre a caccia di storie, ha ascoltato con piacere la storia di Maria, facendo un salto nel passato.

Una cartolina di Agnone reperita dal gruppo Facebook "La Memoria fotografica di Agnone"

Una cartolina di Agnone reperita dal gruppo Facebook “La Memoria fotografica di Agnone”

Gli anni settanta si erano appena affacciati. Agnone contava circa 7000 abitanti regolarmente registrati, ai quali andavano aggiunti tutti i non residenti, che affollavano le pensioni e i “convitti”. La nostra ridente cittadina, al tempo, vantava anche una vastissima e variegata offerta di negozi, artigiani e molto altro ancora.

Maria aveva appena 10 anni, i suoi fratelli di qualche anno più grandi, e viveva in una delle case in centro, a pochi metri dai bar sparpagliati; questi vendevano, come accade oggi, anche gelati. Tuttavia, racconta Maria, ad Agnone i gelati “arrivavano” nei banchi frigo solo a Pasqua, quando generalmente le temperature diventavano più miti. Nessuno avrebbe mai voluto comprare un gelato a dicembre… nessuno tranne un bambino.
I più piccoli, è noto a tutti, non conoscono la “stagionalità” dei prodotti e del cibo. D’estate potrebbero avere voglia di cioccolata calda, a gennaio un ghiacciolo. Dunque: come si faceva se nessuno vendeva gelati?

La risposta è semplice, rapida ed economica. «Ci serviva solo un bicchiere, la ricotta, caffè e zucchero. Poi si mischiava tutto» ha detto Maria, gli occhi sorridono quando accarezza con la memoria il dolce ricordo.

20160324_CDP_Crema al caffè

Abbiamo preparato la crema, seguendo la ricetta di Maria. Il risultato è stato ottimo!

E che veniva fuori da questo miscuglio?
«Il risultato era una sorta di mousse al sapore di caffè. Si trattava di un gelato fatto in casa, con poco dispendio di energie e, soprattutto in economia. Di base era una crema di caffè, come quelle che oggi consumiamo ai tavolini del bar».

Perciò, magari, fuori nevicava e voi dentro mangiavate il vostro gelato con la ricotta…
«Esatto. In genere era mia sorella Arianna a prepararlo per tutti. Ricordo che molto spesso le mie amiche venivano a casa, e passavamo il pomeriggio davanti al camino a riscaldarci mentre ci rinfrescavamo con la crema di caffè. Lo so, è un controsenso ma avevamo 10 anni…».

Ti viene mai voglia della tua crema di caffè?
«Certo! Ogni tanto io e i miei fratelli, ce la facciamo ancora. Un assaggino, anche solo per ricordare che con cose semplici si può fare veramente tanto».

Verissimo, pane e ricotta. Il momento amarcord di un nostro lettore

Viene definita memoria sensoriale, quel processo – per così dire – che ci consente di ricordare fatti del passato attraverso i profumi, i sapori e così via. Si tratta di stimolazioni uditive, tattili, olfattive, visive o gustative che permettono di scavare nella nostra memoria e riportare a galla aneddoti o momenti passati della nostra vita. Può capitarci di entrare in una macchina, sentire il profumo di un “Arbre Magique” e ricordare il viaggio da Agnone a San Salvo a bordo di una Fiat pr_swf_2610_arbre-magique-rosa-selvatica-800x600cPanda Young scassata, con tua zia che sparava a tutto volume Mina. Oppure, può succedere che guardando una semplice fetta di ricotta tu possa fare un volo nel passato ed è questo il caso del nostro lettore che, leggendo il post sulle cinque cose che non sapevi sulla ricotta, ha deciso di condividere con noi un suo momento amarcord.

Succedeva spesso, quando avevo 4 o 5 anni, che dovessi passare il pomeriggio a casa di mia nonna. Mia madre e mio padre erano al lavoro ed io e mia sorella venivamo lasciati con nonna. Passavamo quelle ore in cucina, seduti al tavolo a colorare, fare i compiti o guardare un po’ di tv, in sua compagnia.

Alle 5, quando mia sorella generalmente aveva finito di fare i compiti – nonostante i miei numerosi “agguati”, nonna esordiva con: «Avete fame? La facciamo merendina»?
A quel punto, la risposta non poteva che essere positiva e lei si rintanava nel cucinino a preparare qualcosa.

Ricordo che usciva da quel cucinino con due piattini in mano. Al centro di quella stoviglia bianca, con un bordino color oro ed un fiore arancio su un lato, c’era in genere una fetta di pane accompagnata da olio e pomodoro o altro.

10583049_601495213284485_87556178136226197_oUna volta, fuori nevicava e imperversava una bufera. Quel giorno non c’eravamo solo io e mia sorella ma anche alcuni miei cugini di Roma e un paio di loro amici, nati e cresciuti nella capitale. Era un po’ più tardi del solito e in tv, Cristina Parodi, stava per concludere Verissimo quando vedemmo uscire nonna dal cucinino con un piatto immenso (o, almeno, al tempo, ci sembrò enorme). Nonna, con il sottofondo di “Voices of Spring” di Johann Strauss Jr, si avvicinò al tavolo rotondo e pose sul tavolo un vassoio pieno di fette di pane e ricotta, con una spruzzatina di sale.

Tutti ci avventammo sulla portata e, in pochi secondi, la prima fettina era stata già spazzolata. Stavamo per andare all’attacco e prendere la seconda quando Gianni (uno dei due ragazzi di Roma, ndr) disse: «Non avrei mai pensato di mangiare pane e ricotta al pomeriggio»!

Mia nonna sorrise e gli disse: «Visto quante cose si possono fare con un po’ di ricotta, una fetta di pane ed un po’ di sale? Altro che merendina! Con un paio di questi al giorno, sai come cresci bene»!

IMG_5505Ho rincontrato recentemente Gianni. Ero a Roma, a pochi passi dalla stazione metro di San Paolo. Avevo sentito mia madre al telefono e mi stava dicendo di portare ad Agnone il giubbino pesante perché stavano scendendo vertiginosamente le temperature. Per caso, ho visto Gianni scendere dal bus 766 e sono andato a salutarlo. «Dove te ne vai»? mi ha chiesto.
«Faccio un salto a casa, chiudo la valigia e torno a casa per una settimana».
«Allora ti posso chiedere un favore»?
«Certo»!
«Mi riporteresti un po’ di ricotta? So che alcuni negozi qui vendono quella di Agnone ma sono distanti da dove sto io».

Una settimana dopo, gli ho portato la ricotta e Gianni mi ha detto: «Oggi pomeriggio mi sparerò due fette di pane, ricotta e sale… come faceva tua nonna».